Possiamo parlare della pandemia da Covid19 come dell’evento spartiacque dell’epoca contemporanea: fra smart working e lockdown, le nostre abitudini sono cambiate drasticamente e abbiamo dovuto ridimensionare molte delle attività che davamo per scontate. Come per esempio le visite ai musei.
La sfida del museo dopo la pandemia
Già nel bel mezzo delle prime chiusure, alcune strutture anche molto importanti hanno cercato di crearsi un’identità su internet al di là del semplice sito ufficiale, dando la possibilità ai visitatori di vedere piccoli spezzoni di video, guardare opere da vicino grazie a foto ad alta definizione o di assistere a visite guidate da remoto.
Sono stati esperimenti interessanti, ma che hanno mostrato più che altro l’incapacità di prevedere l’effettiva durata dell’emergenza sanitaria: solo dei “contentini”, se si vuole, che non hanno curato la malinconia da museo ma forse l’hanno acuita.
Guardiamo infatti a cosa è successo alle riaperture che si sono succedute in questo periodo: oltre ogni rosea aspettativa, nei musei – anche quelli di solito meno popolari – si sono riversate folle di visitatori che normalmente si tenevano lontani da questi luoghi perché troppo affollati di turisti.
Il riappropriarsi di questi spazi da parte delle persone per le quali erano stati concepiti originariamente ci dice che la formula dei musei così come ha funzionato finora va cambiata, e urgentemente.
Fino al Coronavirus si è inseguito il viaggiatore straniero e i soldi del suo borsellino, ma con le frontiere ancora chiuse questa strategia non può funzionare. Come risolvere? Continuate a leggere!